Castelli

Percorrendo l’entroterra marchigiano-romagnolo si resta affascinati da un paesaggio naturale di rara bellezza in grado di offrire in ogni stagione dell’anno scenari incantevoli ed emozionanti. I colori, i profumi e le stesse sensazioni che suscita la vista del panorama cambiano continuamente offrendo sempre nuove suggestioni a chi si avventura alla scoperta di questo intrigante territorio. Il profilo dei luoghi è però caratterizzato anche da elementi immutabili e statici che dominano da secoli le valli del Conca e del Marecchia e che solo il tempo è riuscito, in parte, a scalfire.  Castelli misteriosi di cui si narrano storie e leggende, rocche inviolabili,  fortezze situate su inespugnabili cuspidi rocciose e circondate da fitte mura sono spettatori silenziosi delle vicende che hanno segnato la storia del posto. Di origine medioevale e rinascimentale sorgono in corrispondenza di punti strategici dai quali era possibile controllare, per chilometri e chilometri, il territorio circostante e in cui ci si poteva arroccare per difendersi dai frequenti tentativi di assalto da parte dei nemici. Uno dei più famosi castelli della zona, citato anche da Dante nella Divina Commedia, è il castello di Gradara all’interno del quale pare essersi consumata la tragica storia d’amore di Paolo e Francesca vittime della furia omicida di Giangiotto, fratello di Paolo e marito di Francesca, che colse i due amanti intenti nelle lettura della lirica cortese e in dolci effusioni. A loro e al loro drammatico amore il Sommo Poeta dedica alcune delle terzine più celebri della sua opera più grande dove si legge l’immortale verso “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, tra i più famosi in assoluto della letteratura mondiale. Visitando il castello, che diventa particolarmente suggestivo nelle ore notturne, si resta affascinati dalla sua struttura imponente, tipica di una fortezza medioevale, circondata da due cinta murarie merlate, la più esterna delle quali si estende per oltre 800 metri. Il bellissimo cortile, il ponte levatoio, i vari stili architettonici, gli arredi, gli affreschi e i dipinti consentono di ripercorrere tutte le epoche che si sono succedute e di conoscere tutti i personaggi che hanno segnato la storia del borgo di Gradara. La fama del castello di Montebello, una frazione del comune di Torriana vicino a Rimini, è inscindibilmente legata al mito di Azzurrina. Figlia di Ugolinuccio Malatesta, feudatario del luogo, scomparve misteriosamente all’età di 8 anni in una giornata piovosa mentre giocava con la sua palla di pezza che era scivolata nei sotterranei. La piccola Guendalina era albina, particolare che in quell’epoca era considerato quasi demoniaco e che spinse la madre a tingerle i capelli di nero per mascherare il suo colore naturale. Ben presto la tinta scolorì e lascio il posto a dei riflessi azzurri che le valsero il soprannome di Azzurrina. Secondo la leggenda tutt’ora, ogni 5 anni e in occasione del solstizio d’estate, si sentono giochi, risate di bambina, rintocchi di campana e il battito di un cuore a cui molti studiosi hanno cercato invano di dare una spiegazione. La fortezza di Montebello è tra i più considerevoli edifici storici appartenuti alla potente signoria dei Malatesta e ha resistito alle insidie del tempo mantenendosi praticamente integra. Arroccata su un masso, guardinga e solitaria, si compone di un mastio che affonda le sue fondamenta direttamente nella roccia e che rappresenta la parte originaria del castello. Vi sono poi la torre civica, i sentieri, l’armeria, la corte del castello, l’ala rinascimentale, la galleria Azzurrina dedicata alla triste vicenda di Guendalina e una bellissima oasi naturalistica che si estende per oltre 1200 ettari e che comprende un giardino botanico, la foresta e lo stagno. A Montefiore, capitale medioevale della Valconca, sorge fin dal Medioevo il Castrum Montis Floris. Nato con una funzione prettamente difensiva venne trasformato nel ‘300 anche in edifico residenziale e, all’inizio del XV secolo,  Pandolfo Malatesta lo rese ancora più bello dotandolo di tutte le comodità di un palazzo cittadino e facendone una seconda reggia della famiglia che dominò il riminese e il pesarese tra il ‘300 e il ‘400. La rocca, con il suo profilo arcigno e  massiccio, era una sorta di sentinella imponente posta a guardia delle terre malatestiane e collocata su un promontorio che consente, nelle giornate di bel tempo, di giungere con lo sguardo fino alla costa. Situata sul confine tra Marche e Romagna la rocca di S. Leo si erige a strapiombo su un gigantesco masso roccioso da cui domina la Valmarecchia. Praticamente inespugnabile l’unico varco per accedere alla fortezza è rappresentato da una strada solitaria intagliata nella roccia. Città antichissima e modello d’inespugnabilità in un territorio lungamente e aspramente conteso ospitò Dante e S. Francesco mentre nel forte, trasformato in prigione nel periodo del dominio pontificio, morì nel 1795 uno dei personaggi più controversi e misteriosi della seconda metà del ‘700 italiano: Giuseppe Balsamo, noto come il Conte di Cagliostro. La fortezza si sviluppa su due piani. In alto si può ammirare la solida struttura di un mastio dalla forma allungata e appuntita che si spinge verso oriente mentre nel livello inferiore si erigono due torrioni uniti da una cortina dalla linea irregolare. Il patrimonio architettonico racchiuso in questo bellissimo borgo è assolutamente considerevole: la pieve preromanica, il duomo romanico lombardo del XII secolo, il forte rinascimentale, il museo di arte sacra, la torre campanaria, il convento e la chiesa di S. Igne, il palazzo Mediceo, il palazzo della Rovere e il palazzo Nardini. A S. Marino svettano invece impassibili da secoli, come baluardi a tutela dell’indipendenza dei sanmarinesi, le tre torri medioevali erette sui picchi del monte Titano. La prima torre, rocca Guaita, risale al decimo secolo e ha subito nel corso del tempo numerosi interventi per rinforzarne la struttura dato che tra le sue robuste pareti, caratterizzate da un doppio giro di mura, si rifugiava il popolo durante gli assedi. Il castello della Cesta identifica invece la seconda torre detta anche della Fratta. Sede del corpo di guardia fu eretta alla fine dell’XI secolo ed oggi è sede di una parte del museo delle armi antiche in cui sono esposti oggetti d’armeria che vanno dal Medioevo all’Ottocento mentre il resto della collezione si trova nel Centro di Studi sulle Armi a Borgo Maggiore. La terza torre, del Montale, fu costruita verso la fine del XIII secolo. Anch’essa a forma pentagonale come le prime due, ma più piccola per dimensioni, svolse un importante ruolo strategico in funzione di difesa essendo collocata in una posizione eccellente di vedetta. Il fortilizio contiene al suo interno una prigione profonda 8 metri detta “fondo della torre” mentre all’esterno è circondata da antichi massi di roccia ammucchiati in modo rudimentale come a creare un’ulteriore e solida parete difensiva.